
Pitagora di Samo fu una delle figure più influenti del pensiero greco antico e il fondatore della tradizione filosofica e religiosa che da lui prese il nome: il pitagorismo. Nato probabilmente intorno al 570 a.C. nell'isola di Samo, trascorse una parte fondamentale della sua vita nella Magna Grecia, dove si stabilì a Crotone intorno al 530 a.C. e raccolse attorno a sé una numerosa comunità di seguaci.
La sua figura è circondata da numerose tradizioni e leggende. Pitagora non lasciò opere scritte e le testimonianze più dettagliate sulla sua vita risalgono a epoche successive. Per questo motivo non è sempre possibile distinguere con certezza gli insegnamenti del filosofo da quelli elaborati dai suoi discepoli e dalle successive scuole pitagoriche.
Pitagora a Crotone
Dopo aver trascorso la giovinezza a Samo, Pitagora si trasferì nell'Italia meridionale. Le fonti antiche raccontano anche di suoi viaggi in Egitto e in altre regioni del Mediterraneo orientale, ma molti particolari di questi racconti non possono essere verificati con sicurezza.
A Crotone, una delle più importanti città greche dell'Italia meridionale, Pitagora fondò una comunità che esercitò una notevole influenza non soltanto sul piano filosofico e religioso, ma anche sulla vita sociale e politica della città.
La scuola pitagorica non era una scuola nel senso moderno del termine. I suoi membri condividevano un particolare modo di vivere, basato sulla disciplina personale, sull'osservanza di regole comuni e sulla ricerca della conoscenza.
Crotone divenne così il primo grande centro del pitagorismo nella Magna Grecia, una tradizione che nei secoli successivi si diffuse anche in altre città dell'Italia meridionale.
La filosofia di Pitagora
Uno degli aspetti meglio attestati dell'insegnamento di Pitagora riguarda la concezione dell'anima.
Secondo la tradizione pitagorica, l'anima era immortale e poteva passare, dopo la morte, attraverso successive esistenze in corpi diversi. Questa dottrina, generalmente indicata come metempsicosi o trasmigrazione delle anime, influenzava anche il comportamento quotidiano dei seguaci di Pitagora.
La vita pitagorica prevedeva infatti regole morali e rituali, forme di autocontrollo e particolari prescrizioni alimentari. Il filosofo veniva considerato dai suoi seguaci non soltanto un maestro, ma una guida capace di indicare un percorso di purificazione e perfezionamento dell'individuo.
Numeri, musica e armonia
Il pitagorismo divenne celebre soprattutto per l'importanza attribuita ai numeri e alle relazioni matematiche nella comprensione della realtà.
Nella tradizione pitagorica si sviluppò l'idea che l'ordine del mondo potesse essere espresso attraverso rapporti numerici. Particolarmente importante fu lo studio delle relazioni tra matematica e musica: alcuni intervalli musicali potevano infatti essere descritti attraverso semplici rapporti tra numeri.
Da queste ricerche nacque una concezione dell'universo come realtà ordinata secondo rapporti armonici, che nelle elaborazioni successive del pitagorismo contribuì alla celebre idea dell'armonia cosmica.
Occorre tuttavia distinguere gli insegnamenti attribuibili con una certa sicurezza a Pitagora dalle teorie sviluppate successivamente da filosofi pitagorici come Filolao e Archita di Taranto, che diedero al pitagorismo una più sistematica impostazione matematica e cosmologica.
Pitagora e il celebre teorema
Il nome di Pitagora è oggi legato soprattutto al teorema di Pitagora, secondo il quale, in un triangolo rettangolo, il quadrato costruito sull'ipotenusa equivale alla somma dei quadrati costruiti sui due cateti.
Il principio geometrico era conosciuto, almeno in alcune forme, anche da civiltà precedenti al mondo greco. Inoltre, le fonti più antiche non permettono di affermare con certezza che sia stato Pitagora personalmente a formulare o dimostrare il teorema nella forma con cui lo conosciamo oggi.
La tradizione successiva attribuì comunque a Pitagora e alla sua scuola numerose scoperte matematiche, contribuendo a trasformarlo nel simbolo stesso del rapporto tra filosofia e matematica. Gli studi moderni tendono invece a distinguere più attentamente la figura storica di Pitagora dai risultati raggiunti nel corso del tempo dai diversi esponenti della scuola pitagorica.
La comunità pitagorica e la politica
I seguaci di Pitagora acquisirono una notevole influenza nelle città della Magna Grecia, soprattutto a Crotone. La loro organizzazione comunitaria e il loro coinvolgimento nella vita pubblica provocarono però anche forti opposizioni.
Secondo le testimonianze antiche, alla fine del VI secolo a.C. scoppiarono violenti conflitti contro i gruppi pitagorici. Pitagora sarebbe stato costretto ad abbandonare Crotone e a rifugiarsi a Metaponto, altra importante città greca dell'Italia meridionale, dove probabilmente morì intorno al 490 a.C. Le circostanze precise della sua morte rimangono incerte.
L'eredità di Pitagora nella Magna Grecia
L'influenza di Pitagora continuò a lungo dopo la sua morte. Le comunità pitagoriche ebbero un ruolo importante nella storia culturale della Magna Grecia e contribuirono allo sviluppo della filosofia, della matematica, della teoria musicale e della riflessione sulla struttura dell'universo.
Nel V e IV secolo a.C. pensatori come Filolao di Crotone e Archita di Taranto svilupparono ulteriormente alcuni temi della tradizione pitagorica, elaborando teorie nelle quali numero, proporzione e armonia assumevano un ruolo fondamentale nella spiegazione della realtà.
La figura di Pitagora esercitò inoltre una profonda influenza sulla filosofia greca successiva. Nei secoli la sua biografia si arricchì di elementi leggendari, fino a trasformarlo in uno dei grandi sapienti dell'antichità.
Al di là delle tradizioni sviluppatesi intorno al suo nome, la sua presenza a Crotone rappresenta uno degli episodi più significativi della storia intellettuale della Magna Grecia e testimonia il ruolo fondamentale svolto dalle colonie greche dell'Italia meridionale nella formazione del pensiero occidentale.
Fonti
Stanford Encyclopedia of Philosophy, Pythagoras.
Stanford Encyclopedia of Philosophy, Pythagoreanism.
Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei filosofi illustri, libro VIII.
Porfirio, Vita di Pitagora.
Giamblico, Vita pitagorica.
