
Empedocle di Agrigento fu uno dei più importanti filosofi presocratici della Magna Grecia e una delle figure più originali del V secolo a.C. Nacque nell'antica Akragas, l'odierna Agrigento, probabilmente intorno al 490 a.C.
Filosofo, poeta, studioso della natura e personaggio attivo nella vita pubblica della sua città, Empedocle elaborò una concezione dell'universo destinata a esercitare una profonda influenza sul pensiero greco successivo.
La sua filosofia cercava di conciliare due esigenze apparentemente opposte: spiegare i continui cambiamenti osservabili nella natura e, nello stesso tempo, accogliere il principio formulato da Parmenide, secondo il quale nulla può nascere dal nulla né scomparire completamente nel non essere.
Empedocle e Akragas
Empedocle nacque ad Akragas, una delle più ricche e potenti città greche della Sicilia.
Le testimonianze antiche lo descrivono come appartenente a una famiglia importante e coinvolto nella vita politica della città. Diverse tradizioni gli attribuiscono posizioni favorevoli a forme di governo non tiranniche e un ruolo nella difesa delle istituzioni cittadine.
È difficile distinguere con certezza i fatti storici dagli elementi leggendari accumulatisi intorno alla sua figura.
Empedocle divenne infatti già nell'antichità protagonista di numerosi racconti che lo presentavano come medico, guaritore, profeta e persino possessore di capacità straordinarie.
Le opere di Empedocle
Il pensiero di Empedocle ci è giunto attraverso numerosi frammenti poetici.
Tradizionalmente questi versi sono stati suddivisi in due opere: Sulla natura, dedicata soprattutto alla struttura del cosmo e ai fenomeni naturali, e le Purificazioni, maggiormente incentrate sul destino dell'anima e sulla vita religiosa.
Gli studiosi moderni discutono però se i frammenti appartenessero realmente a due poemi distinti oppure a un'unica grande opera.
Empedocle scelse di esporre la propria filosofia in versi esametri, utilizzando quindi la stessa forma poetica dei grandi poemi epici greci.
Il suo linguaggio unisce osservazione della natura, ragionamento filosofico, immagini religiose e una forte dimensione poetica.
Le quattro radici
Empedocle è celebre soprattutto per la teoria delle quattro radici, considerate i componenti fondamentali di tutte le cose.
Queste radici sono:
terra, acqua, aria e fuoco.
In epoche successive sarebbero state comunemente chiamate i quattro elementi.
Secondo Empedocle, le quattro radici sono eterne e non possono né nascere né essere distrutte. Tutto ciò che osserviamo nel mondo deriva dalla loro mescolanza in proporzioni differenti.
Quando una cosa sembra nascere, in realtà gli elementi che la compongono si stanno semplicemente unendo in una nuova combinazione. Quando invece sembra morire o scomparire, quegli stessi elementi si separano.
Empedocle poteva così spiegare il cambiamento senza ammettere una vera creazione dal nulla o una completa distruzione della materia.
Amore e Contesa
Le quattro radici non si combinano casualmente.
Empedocle introduce due grandi forze cosmiche che regolano continuamente la loro unione e separazione: Amore e Contesa.
L'Amore tende a riunire elementi differenti, mentre la Contesa tende a separarli.
Il cosmo attraversa quindi un processo ciclico nel quale queste due forze acquistano alternativamente maggiore influenza.
Quando prevale completamente l'Amore, tutti gli elementi raggiungono una condizione di perfetta unità. Con il progressivo intervento della Contesa, questa unità viene spezzata e si formano le diverse realtà che compongono il mondo.
Il processo procede poi in senso opposto, in un ciclo cosmico senza un'origine o una conclusione assolute.
Lo Sfero
La condizione di completa unione prodotta dall'Amore viene descritta da Empedocle attraverso l'immagine dello Sfero.
Nello Sfero le quattro radici sono perfettamente mescolate e non esistono ancora le differenze che caratterizzano il mondo così come lo conosciamo.
È una condizione di perfetta unità ed equilibrio.
Quando la Contesa comincia a penetrare nello Sfero, gli elementi iniziano progressivamente a separarsi e nasce la molteplicità delle forme naturali.
La cosmologia di Empedocle non descrive quindi una creazione unica dell'universo, ma una successione eterna di fasi dominate alternativamente dalle due forze cosmiche.
La nascita degli esseri viventi
Empedocle cercò di spiegare anche l'origine e lo sviluppo degli esseri viventi attraverso processi naturali.
Nei frammenti conservati descrive differenti fasi nella formazione della vita. In una di esse compaiono inizialmente parti separate del corpo, come teste, braccia e occhi, che successivamente si combinano dando origine a creature differenti.
Alcune combinazioni risultano incapaci di sopravvivere, mentre altre producono organismi più stabili.
Queste immagini hanno talvolta portato a presentare Empedocle come un lontano anticipatore della teoria dell'evoluzione. Un simile confronto deve però essere utilizzato con molta cautela.
La sua teoria appartiene infatti a una cosmologia completamente diversa dalla biologia moderna e non comprende concetti come selezione naturale, ereditarietà genetica o evoluzione delle specie nel significato contemporaneo.
Rimane comunque notevole il tentativo di spiegare la formazione degli organismi attraverso processi naturali, senza ricorrere a una creazione separata di ogni singola specie.
La percezione
Empedocle si interessò anche al funzionamento della percezione.
Secondo la sua teoria, dagli oggetti si distaccano sottilissime emanazioni che raggiungono gli organi di senso. La percezione avviene grazie alla corrispondenza tra gli elementi presenti negli oggetti e quelli presenti nel corpo umano.
Da questa concezione deriva la celebre idea secondo la quale il simile viene conosciuto attraverso il simile: riconosciamo la terra attraverso la terra che è in noi, l'acqua attraverso l'acqua, l'aria attraverso l'aria e il fuoco attraverso il fuoco.
Anche il corpo umano era quindi spiegato attraverso la stessa struttura elementare che regolava il resto della natura.
Respirazione e fenomeni naturali
Empedocle cercò di fornire spiegazioni fisiche anche per numerosi fenomeni biologici.
Un celebre esempio riguarda la respirazione, che descrisse utilizzando il paragone con una clessidra ad acqua, la clepsydra.
Attraverso questo modello cercava di spiegare il movimento alternato dell'aria e del sangue nel corpo.
Si occupò inoltre della formazione degli esseri viventi, della differenziazione dei sessi, della crescita delle piante, della luce e di diversi fenomeni astronomici.
Le sue spiegazioni non corrispondono alla scienza moderna, ma testimoniano un importante tentativo di interpretare il mondo naturale attraverso meccanismi fisici coerenti.
L'anima e le Purificazioni
Accanto alla filosofia della natura, Empedocle sviluppò una concezione religiosa legata al destino dell'anima.
Secondo i frammenti delle Purificazioni, alcuni esseri divini o spirituali, definiti spesso daimones, sarebbero condannati a passare attraverso diverse forme di vita a causa di una colpa.
L'esistenza terrena viene quindi presentata come parte di un lungo percorso attraverso differenti incarnazioni.
Questa dottrina presenta alcuni punti di contatto con il pitagorismo e con altre tradizioni religiose del mondo greco che sostenevano la trasmigrazione delle anime.
Empedocle afferma anche di aver attraversato diverse forme di esistenza, dichiarando di essere stato in precedenza ragazzo, ragazza, pianta, uccello e creatura marina.
Il rispetto per gli esseri viventi
La dottrina della trasmigrazione aveva importanti conseguenze sul comportamento dell'uomo.
Se un'anima può passare attraverso differenti esseri viventi, uomini e animali appartengono a un medesimo ciclo vitale.
Empedocle condannava quindi l'uccisione degli animali e alcune forme di sacrificio, associando la purificazione dell'anima anche al rispetto per gli altri esseri viventi.
Questa dimensione religiosa convive nella sua filosofia con la ricerca razionale sulle cause fisiche della natura, mostrando quanto il pensiero presocratico potesse integrare aspetti che oggi consideriamo appartenenti a discipline differenti.
La morte di Empedocle e la leggenda dell'Etna
La morte di Empedocle è avvolta nella leggenda.
Il racconto più famoso sostiene che il filosofo si sarebbe gettato nel cratere dell'Etna per far credere di essere diventato una divinità. Il vulcano avrebbe però restituito uno dei suoi sandali di bronzo, rivelando così la sua morte.
Si tratta di un racconto tardivo e leggendario, non di un fatto storico accertato.
Le fonti antiche tramandano versioni diverse sulla sua morte e non disponiamo di elementi sufficienti per stabilire con certezza dove e come sia realmente morto.
La leggenda dell'Etna contribuì tuttavia enormemente alla fortuna della sua figura nella letteratura e nella cultura europea dei secoli successivi.
L'eredità di Empedocle
La filosofia di Empedocle ebbe una grande influenza sul pensiero antico.
La teoria delle quattro radici contribuì alla formazione della successiva dottrina dei quattro elementi, destinata a rimanere fondamentale nella filosofia naturale e nella medicina occidentale per molti secoli.
Platone e Aristotele discussero le sue teorie, mentre la medicina greca sviluppò modelli nei quali elementi, qualità e differenti forme di equilibrio svolgevano un ruolo centrale.
Empedocle rappresenta inoltre uno dei più significativi tentativi presocratici di costruire una spiegazione complessiva della realtà capace di comprendere materia, movimento, esseri viventi, percezione e destino dell'anima.
La sua opera testimonia il ruolo fondamentale svolto dalle città greche dell'Italia meridionale e della Sicilia nello sviluppo della filosofia antica.
Con Empedocle, Akragas e la Magna Grecia entrarono a pieno titolo nella storia del pensiero occidentale, accanto a Crotone, Taranto ed Elea, gli altri grandi centri nei quali filosofia, matematica e studio della natura raggiunsero risultati destinati a influenzare profondamente la cultura europea.
Fonti
Stanford Encyclopedia of Philosophy, Empedocles.
Aristotele, Metafisica.
Aristotele, Fisica.
Aristotele, De anima.
Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei filosofi illustri, libro VIII.
Simplicio, Commentario alla Fisica di Aristotele.
Diels H. – Kranz W., Die Fragmente der Vorsokratiker.
Wright M. R., Empedocles: The Extant Fragments.
